The Dark Side of the City

What happens when the music’s over? 
What happens when the lights turn off? 
What happens when the lights turn elsewhere? 
This is the story of what you do not want to see. 
This is the story of what you do not want to watch. 
This is the story of what you do not want to know. 
This is the story of the hidden,
this is the story of the forbidden.
 
This is the story of the unspoken, the inscrutable, the unsearchable, the unfathomable, the impenetrable.
This is the story of empty, void, vacant, shallow, va- cuous, frothy, null, insignificant, pointless, vain, invalid, disabled, bereaved, bereft, destitute, blank, emptiness, gap, rifle, dump, deplete.

This is the story of a city, this is also the story of all cities. This is the story of the Dark Side of All of Us. 
Nel 1973 i Pink Floyd pubblicano The Dark Side of the Moon. L’ultima canzone dell’album si intitola Eclipse: All that you touch / All that you see / All that you taste / All you feel / All that you love / All that you hate / All you distrust / All you save / All that you give / All that you deal / All that you buy / Beg, borrow or steal / All you create / All you destroy / All that you do / All that you say / All that you eat / Everyone you meet / All that you slight / Everyone you fight / All that is now / All that is gone / All that’s to come / And everything under the sun is in tune / But the sun is eclipsed by the moon. Al termine del testo, mentre la musica si spegne progressivamente, si inserisce una voce, quella del portiere degli studi di Abbey Road, Gerry O’Driscoll, che quasi impercettibilmente, come a chiosa dell’intero album, dice: There is no dark side in the moon, really. Matter of fact it’s all dark.
In un tempo di riflettori ovunque sempre accesi, The Dark Side of the City sostiene che c’è ancora un lato oscuro nelle nostre città. In un tempo in cui tutto il diurno delle nostre città è stato esposto, The Dark Side of the City cerca l’unico spazio ancora possibile per la narrazione nel lato oscuro dei suoi abitanti, o nelle favole che ne accompagnano i sogni. The Dark Side of the City vuole capire cosa succede quando la musica si spegne, o quando la luce è puntata altrove. The Dark Side of the City vuole esaminare quanto è e rimane sotto traccia. Ovvero raccontare ciò che non ha (trovato) racconto. Ovvero offrirsi (psicanaliticamente) come emersione del rimosso. Ovvero essere (à la Wilde) specchio necessario del nostro quotidiano. Gerry O’Driscoll, con la sua affermazione scocciata a commento dell’album che stava ascoltando nei giorni in cui veniva registrato da David Gilmour e dagli ex studenti di architettura Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright, pone una questione estremamente interessante: forse non c’è alcun Dark Side, nelle nostre città. Forse il lato oscuro della città è la sua vera essenza. 
In occasione della 15. Biennale di Architettura di Venezia, il Dipartimento di Scienze per l’Architettura dell’Università degli Studi di Genova, lancia una CALL FOR VIDEO, per raccontare il The Dark Side of the City. I video pervenuti saranno raccolti su questo sito e proiettati a Venezia, all’Arsenale in occasione di un evento dedicato il 19 NOVEMBRE 2016.
The Dark Side of the City nasce da un’idea di Alberto Bertagna, e Massimiliano Giberti, docenti presso il DSA, Scuola Politecnica di Genova.
Annunci
Annunci